La spalla è la regione pari del tronco, situata in posizione latero-superiore, su cui s’incontrano tre importanti ossa: la clavicola, la scapola e l’omero. Le spalle sono sede di importanti articolazioni – su tutte, l’articolazione gleno-omerale, che collega la scapola all’omero – e di numerosi muscoli.
Le articolazioni e i muscoli della spalla permettono, all’essere umano, di eseguire un’ampia varietà di gesti: da lanciare un oggetto a sollevare un peso, da scrivere a disegnare un cerchio ideale con il braccio.
La spalla può subire diversi tipi di infortunio: fratture ossee, lussazioni dell’articolazione gleno-omerale e lesioni a carico dei tendini muscolari.
Nella spalla, trovano posto numerosi muscoli.
Alcuni di questi elementi muscolari si legano allo scheletro della spalla con entrambe le estremità, mentre altri con un’estremità soltanto.
I muscoli sono distinti in due categorie: intrinseci, che corrispondono a quelli con entrambe le estremità d’inserzione sulla spalla, e estrinseci, che sono quelli aventi una sola estremità d’inserzione a livello dello scheletro della spalla.
I muscoli intriseci della spalla sono in tutto 6: il deltoide, il sovraspinato, il sottospinato, il piccolo rotondo, il sottoscapolare, il grande rotondo.
I muscoli estrinseci della spalla, invece, sono in tutto 11: il dentato anteriore, il succlavio, il piccolo pettorale, lo sternocleidomastoideo, l’elevatore della scapola, il grande e il piccolo romboide, il trapezio, il coracobrachiale, il bicipite brachiale e il tricipite brachiale.
Funzioni
Grazie ai suoi numerosi muscoli e alle sue importanti articolazioni (la gleno-omerale in particolare), la spalla possiede una mobilità tale che permette, all’essere umano, di eseguire un’enorme varietà di gesti: da quelli più semplici, come salutare con un gesto della mano o scrivere, a quelli più complessi, come lanciare un oggetto o sollevare un peso.
Nel corso delle loro ricerche, gli esperti di fisiologia e biomeccanica hanno studiato tutti i possibili movimenti della spalla e sono giunti alla conclusione che ne esistono almeno 13 tipi diversi:
- Il movimento adduzione scapolare. È il gesto per cui le due scapole tendono ad avvicinarsi il più possibile al piano sagittale.
- Il movimento di abduzione scapolare. È il gesto opposto all’adduzione scapolare, quindi quello in cui le scapole tendono ad allontanarsi il più possibile dal piano sagittale.
- L’elevazione delle scapole. È il gesto di elevare le scapole.
- La depressione delle scapole. È il movimento di abbassamento delle scapole.
- La rotazione verso l’alto delle scapole. È il gesto che compiono le scapole, quando si alzano le braccia verso il cielo.
- La rotazione verso il basso delle scapole. È il gesto che eseguono le scapole, quando si portano le braccia dall’alto lungo il corpo.
- L’abduzione vera del braccio. Consiste nel sollevare il braccio da una posizione che è lungo i lati del corpo a una che è perpendicolare alla colonna vertebrale.
Quando si solleva ulteriormente il braccio (quindi si va oltre il piano di perpendicolarità), si sfrutta il movimento di rotazione verso l’alto delle scapole.
- L’adduzione vera del braccio. È il movimento opposto all’abduzione vera del braccio e serve per riportare il braccio da perpendicolare alla colonna vertebrale a parallelo ai lati del corpo (cioè quella che è la posizione di partenza, in caso di abduzione vera).
Come nel caso precedente ma all’opposto, se il braccio parte da una posizione più elevata rispetto al piano di perpendicolarità, si sfrutta la capacità di rotazione verso il basso delle scapole (N:B soltanto fino al piano perpendicolare).
- La flessione del braccio. Consiste nel sollevare l’omero in avanti, da una posizione di partenza che è parallela al tronco. Il gesto corretto prevede che il palmo della mano sia rivolto verso l’alto.
- L’estensione del braccio. Consiste nel sollevare l’omero all’indietro, da una posizione di partenza che è parallela al tronco. Il movimento corretto prevede che il palmo della mano guardi il pavimento.
- La rotazione interna del braccio. Consiste nel ruotare il braccio verso l’interno, con il gomito piegato a 90° e la mano parallela al suolo (N.B: il palmo è rivolto verso l’alto).
- La rotazione esterna del braccio. Consiste nel ruotare il braccio verso l’esterno, con il gomito piegato a 90° e la mano parallela al suolo (N.B: il palmo è rivolto verso il basso). Di fatto, è il movimento opposto alla rotazione interna del braccio.
- La circonduzione del braccio. Consiste nel muovere il braccio, con il gomito e la mano distesi, in modo circolare. In altre parole, è come se si disegnasse un cerchio con l’intero arto superiore.
